FILOSOFIA


                                                                         

                                                                                                                       

 

Questa via moderna e antica nello stesso tempo, rappresenta l’arte che non vincola lo stile con un proprio concetto di disciplina egocentrica.

Ogni arte marziale tiene in grembo il suo lato positivo, portando il più delle volte questa sua qualità come parte vincente su di un altro stile.

Tutti gli stili hanno una parte buona dove l’altra viene a mancare; la ragione di questo concetto vincola la propria mente a ragionare a senso unico, tralasciando la libertà della mente a scoprire e andare oltre i confini mentali.

L’Universo avanza nel suo sviluppo naturale paragonabile a un bicchiere d’acqua riempito sempre con acqua corrente, portare lo stile marziale alla saturazione di acqua stagna, significa chiudere la propria mente nello spazio temporale, dove l’illusione crea una gabbia nell’essere del proprio sviluppo creativo.

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L’arte della via vuota, significa far circolare continuamente acqua pura nella nostra mente, svuotare per essere sempre riempiti da una nuova saggezza marziale.

La nostra via è quella di ospitare l’insieme delle arti marziali nella nostra natura e prenderne gli aspetti migliori affini ai concetti dell’Universo materiale e spirituale.

Durante il mio corso marziale, ho notato sempre rivalità sugli stili dell’arte marziale, molti stili dall’antichità ad oggi, hanno determinato una propria etichetta di orgoglio sulle proprie qualità tecniche e nell’affermare che il proprio stile di combattimento rimane più efficace dell’altro.

Per essere un buon combattente indipendentemente da qualsiasi stile, bisogna allenarsi tutti i giorni e temprare la propria mente come quella del guerriero, pronto a combattere senza esitazione.

L’allenamento che si esegue oggi in quasi tutti gli stili, richiede quelle tre sedute a settimana con circa un ora o due di pratica; tutto questo non basta per essere un buon combattente, anche perché nella natura dell’uomo, anche se non ha mai praticato le arti marziali, risiede un istinto di protezione, e vi assicuro che in alcune occasioni, l’istinto può accendersi come la rabbia di una tigre.

Ho sentito una volta un maestro ad uno stage che diceva, “io che ho fatto arti marziali da una vita, non permetto che una persona mi colpisca, il che è inammissibile”

Lui non sa cosa significa vero combattimento, trovarsi di fronte ad una persona che non ha mai praticato le arti marziali, ma che magari la sua esperienza di vita lo ha portato a picchiarsi parecchie volte per strada; allora attenzione! Perché quella persona può colpirvi e farvi veramente male, non basta praticare tre volte a settimana per sferrare un pugno in faccia, sicuramente la persona che si allena quelle tre volte a settimana sarà più avvantaggiata nei riflessi, coordinazione, ma per essere un buon combattente ci vuole ben altro, quindi partite sempre con il concetto che qualsiasi persona avete davanti può colpirvi ed essere pericolosa, quando si è troppo sicuri di se stessi accadono i guai.

Chang Sang-feng disse: “Sotto il cielo non vi è cosa più morbida e cedevole dell’acqua,

e nulla è meglio di essa, per attaccare ciò che è solido e forte;

nulla le eguaglia.

Il debole può superare il forte;

il morbido può superare il duro”

Ogni arte marziale è sorella all’altra, non rivalità, non invidia, non competizione, ma stile di apprendimento.

Ognuno segua la sua natura con rispetto e intraprenda la sua arte con amore, alla base di tutto, ogni stile insegna la pace, ed è questo l’allenamento più difficile.

Cerchiamo di non riempire la nostra mente con concetti di superiorità e di egocentrismo ragionato, ma svuotiamoci ogni volta per far si che l’evoluzione riempia sempre il nostro essere di vitalità presente. Ognuno di noi tende a giudicare un altro stile dandosi delle conclusioni in base alle proprie esperienze, belle o brutte che siano, hanno sempre trasmesso qualcosa, l’importante è osservare. Seguite la vostra natura, sentite nel vostro animo e nel vostro cuore quello che può darvi ricchezza interiore, non accettate mai l’orgoglio su di voi, perché l’orgoglio uccide la creatività della crescita evolutiva. L’orgoglio porta invidia e gelosia, ma in alcune persone può avere un significato più elevato, come aver aiutato un amico nel momento del bisogno, oppure aver portato dei buoni principi impersonali per il bene del prossimo.

Questo allora lo possiamo paragonare ad un orgoglio cavalleresco, e cioè essere orgogliosi di aver portato a termine dei principi che hanno avuto modo di aiutare il più debole o a risolvere dei problemi che avrebbero portato disastro, guerra ecc.

Ogni arte marziale ha portato dei buoni principi nel carattere delle persone, ma come la medaglia ha due facce, anche l’arte marziale appartiene a questa schiera.

Lo yin e lo yang, fanno capire esattamente i principi di equilibrio che circolano intorno a noi in questa fase terrena: lo yin rappresenta il negativo, la notte, il femminile, il morbido e lo yang il positivo, il giorno, il maschile, il duro. Questo yin yang rappresenta l’equilibrio perfetto diventando non una medaglia a due facce, ma tutt’uno nella stessa sostanza.

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Determinare  uno squilibrio in questo principio di equilibrio, sia ad un livello eterico, spirituale, emotivo, psicologico, corporeo, significa andare contro i principi della nostra crescita in veste terrena, portando così danni a determinati livelli citati prima.

Armonia, salute, equilibrio, benessere, pace, amore per il prossimo, sono determinate da noi stessi, e questo grazie alla perfetta sintonia tra i due poli dello yig e dello yang, dove il simbolo stesso è solo una rappresentazione mistica visiva per far capire ciò.

La legge terrena è vincolata dalla teoria dello spazio tempo, perché tutto quello che noi osserviamo con i nostri occhi terreni ha un inizio ed una fine, proprio come il nostro corpo.

Siamo abituati sin dalla nascita a entrare in questo ciclo di mentalità e arrestarci al momento della morte: provate a chiedere ad un bambino di tre anni che cos’è la morte, vedrete che non vi risponderà, perché nella sua mente il concetto della morte non esiste; solo crescendo sotto l’influenza dell’adulto gli viene trasmessa l’influenza mentale dove gli verrà detto che un giorno morirà e tutto finirà.

L’uomo moderno è ancora vincolato da questa costruzione ragionata dell’intelletto, ed usa la mente come una batteria: quando è finita, tutti i circuiti sono spenti.

Provate invece a spiegare a vostro figlio da quando è piccolo che la morte è solo una parte della sua esistenza, e quando questo avverrà lui vivrà ancora sotto altri principi dell’Universo.

Morire significa lasciare questo corpo alle leggi terrene, come un vestito stretto che ci è servito solo per un periodo fino a quando ne mettiamo un altro nuovo.

Vedrete che vostro figlio crescerà con meno paure, più rispettoso verso se stesso, le altre persone e la natura, con principi morali legati alla vera aspirazione dell’anima e spirituale, consapevole del perché della nascita e della morte, accettando questa vita con più serenità. Sotto la vera arte marziale esiste un allenamento mistico per andare al nocciolo della vera esistenza; molte scuole di arti marziali insegnano solamente la parte sportiva, e anche questo è molto importante per una giusta crescita, ma non basta, non è completo per lo sviluppo dell’atleta: si deve sviluppare contemporaneamente un lavoro interiore fatto di volontà, costanza, pazienza, concentrazione e meditazione, ed altre tecniche specifiche che solo scritte non hanno il proprio valore. L’essere umano quando nasce ha un nuovo nastro vergine nella mente, questo significa che le influenze esterne registrano nel nastro mentale tutto ciò che lui vive durante il corso della sua crescita. Ipotizziamo di mettere un bambino in una foresta da solo lasciandolo al suo destino, sicuramente se riuscirà a sopravvivere avrà acquisito un influenza di tipo istintivo animale; in caso contrario, crescendo in una famiglia con un ambiente fatto di educazione, buoni principi, senso di responsabilità, vedrete che la maggior parte del suo carattere si baserà su quel tipo di esperienza. Quello che voglio dimostrare è che tutto quello che gira intorno a noi influenza il nostro stato di vita. Mandare un bambino in ambiente sportivo, può solo che migliorare il suo stato psichico e mentale invece di abbandonarlo davanti un computer o alla televisione dove il più delle volte si vedono scene di persone che si ammazzano , ingannano, truffano ecc.

Il bambino va cresciuto con molte attenzioni, perché il suo stato emotivo è molto vulnerabile, poi quando sarà grande prenderà le sue scelte con la propria coscienza, ma porterà con se tutto il bagaglio inconscio di quando era piccolo, e che lo influenzerà per tutta la vita.

Aprite le porte dello sport ai vostri ragazzi e fate scegliere a loro lo sport che sentono più vicino; le arti marziali vengono spesso prese dai genitori come uno sport violento, impedendo che il proprio bambino faccia questo sport pur sapendo che in lui si alimenta la voglia di provare l’arte marziale.

L' arte marziale non è violenza, è la televisione che il più delle volte porta questa faccia all’estremo, mentre quest’arte vuole che la persona applichi una disciplina della non violenza, con l’insegnamento dell’autocontrollo, rispetto per il prossimo, calma interiore, ecc.

Raggiungere la consapevolezza della propria forza, dell’autocontrollo e del proprio corpo, porta l’allievo automaticamente a uno stato di responsabilità sulle proprie azioni, verso se stesso e il prossimo.

L’aspetto diciamo negativo dell’arte marziale di oggi, è la parte commercializzata dove molti valori marziali vengono nascosti o dimenticati perché non portano guadagno.

L’arte marziale viene portata sul piatto del business, gare sportive, pagamenti per il cambio di cintura, costo del diploma, ecc. Siamo contenti di vedere il nostro figlioletto preparare un esame per la cintura gialla, pagare la quota di iscrizione per l’esame, e poi?

Quando il giusto equilibrio viene fatto nell’interesse dell’arte marziale verso gli atleti, allora ha un certo valore interiore; ma se vediamo l’arte marziale come un esame, significa che il nostro concetto non ha acquisito i valori principali dell’arte marziale, o perché nessuno ce li ha insegnati o ci nascondiamo dietro la maschera di mercato.

Molte scuole definiscono durante il corso dell’anno determinati giorni per i passaggi di cintura e ne applicano un bel quadretto, passaggio da cintura x a cintura x costa tot., e il più delle volte si attua la legge che se paghi, bravo o scarso che sia, la cintura viene data ugualmente.

Durante il corso dell’anno, il vero maestro sa chi merita o no, perché il suo allievo lo tiene sotto controllo per tutto l’anno, allora perché organizzare l’esame? Questo lo capite da soli.

Rimane comunque giusto pagare per delle prestazioni valide, come stage culturali, senza approfittarne e farne più di due nel corso dell’anno, anche perché diventerebbe solo una questione di soldi a meno che vengano effettuati gratuitamente.  

Bisogna sempre equilibrare la spesa con la prestazione, anche il versare una quota associativa per l’assicurazione è molto valida ed importante, sempre che se ne trovi una adeguata e non speculativa; si tratta solo di perdere un po’  di tempo per trovarne una con le giuste qualità, e questo risiede nella buona coscienza dell’istruttore o maestro che deve farsi carico per trovarne una buona per tutti.

Siamo colmi di esami durante la vita, l’arte marziale non è un esame, ma una crescita interiore che oltrepassa gli schemi della schiavitù mentale.

Quando un allievo ha praticato per anni con costanza, volontà, determinazione, umiltà, sotto una buona disciplina marziale di se stesso, si accorgerà che al di fuori della vita di tutti i giorni ha costruito dentro di lui un qualcosa che non riesce a spiegare, ma che sente forte e nello stesso tempo armonioso, su cui può contare con vera fiducia in ogni momento della sua vita, questo ve lo assicuro.Come disse una volta un grande maestro: “ se la radice è buona, allora l’albero darà buoni frutti”, osservate ogni istruttore e maestro con questo concetto e siate anche voi delle buone radici.

                                                                                                                                                    FABIO ROMANO